Vi racconto una delle numerose storie che fanno del mio lavoro una professione piena di vere soddisfazioni. Ciò che mi fa continuare, alla mia età, con lo stesso entusiasmo ed allegria di sempre.. E’ venuto Marco (nome di fantasia) da una città distante 50 km, non molti a dire il vero (vengono da letteralmente ovunque). Disabilità severa autismo. Un ragazzo bellissimo occhi azzurri, un angelo. Dicono che questi casi spesso sono associati alla vaccinazione. Sappiamo invece che i vaccini non hanno NESSUN TIPO di relazione con qualsivoglia disabilità, autismo, etc. Questa è la scienza. Il resto è fantasia e superstizione, menzogne e teorie complottistiche.

Ma è di Marco che vi vorrei raccontare. Si tratta, a 22 anni, di un pluri-anestetizzato. Nel senso che per fargli a pulizia dei denti e alcune piccole cure di piccole carie, aveva subìto ogni volta l’oblio della anestesia totale (vedi articolo), ed ogni volta, oltre rischiare la vita , è stato male… da morire! Ma questo offre il convento. Chi se ne frega di questi ragazzi ? Sala operatoria… e via! Io gli ho fatto scegliere quale profumo della mascherina del protossido (vedi articolo) gradiva, e tutto è andato come doveva andare, liscio e felice, abbiamo curato 5 denti in altrettante sedute, fra carie piccole e grandi, alcune con anestesia locale. Certo, non è sempre così. Molti disabili purtroppo non si riesce a curarli “solo” con il protossido. In casi gravi tocca davvero mandarli in sala operatoria. Ci sarebbe la soluzione per strapparne molto di più dalla totale. Ma la ottusità degli italiani mi impedisce di praticarla. C’è un genio della odontoiatria e della umanità, il dr. Menozzi, mio amico di Milano, che ha inventato un protocollo: associare il protossido con un farmaco molto sicuro il midazolam usato in tutti i paesi avanzati anche in ambulatorio. Uno spray nasale semplice semplice che calma un po’ i ragazzi più irrequieti e si somma alla mascherina.

Gigi, così si chiama il mio ammirato amico, in questo modo li strappa quasi tutti dall’oblio della anestesia totale. Ma lui lavora in un reparto ospedaliero universitario. Infatti la cosa assurda è che nel nostro paese qualche genio della medicina ha vietato l’uso di questo farmaco relegandolo all’ospedale. Laddove in tutta Europa si usa negli studi, perché NON pericoloso.

Ma tornando a Marco, ora la cosa che vi voglio raccontare sono i piccoli rituali di ingresso e di commiato. Quando entra mi bacia, ci accarezziamo. Sentiamo il contatto dolce e delicato delle nostre mani che si legano per lunghi istanti. Poi si mette la mascherina e si fanno le piccole cure senza nessun tipo di dramma. Ma il bello viene alla fine: Marco non se ne va se non abbiamo sentito assieme due o tre volte la sigla della pantera rosa; metto YouTube sul mio Mac e assieme canticchiamo e mimiamo la pantera rosa. La mamma è felice quanto Marco e io. Ed anche Rossana la meravigliosa assistente Ferrista è molto contenta. Sono attimi di tenerezza, di vera allegria, non voglio essere falso o retorico, ma questo è il bello del mio lavoro a oltre 60 anni di età e dopo 35 anni di questa professione. Il rinnovo continuo del contatto con i miei angeli.