Quando soffriamo di emicranie siamo soliti attribuirne la colpa allo stress, alla stanchezza, alle preoccupazioni che ci affliggono. Chi avrebbe mai pensato che una delle possibili cause dei nostri mal di testa potesse risiedere nella presenza di batteri all’interno del nostro organismo? A ipotizzarlo è una recente indagine di alcuni scienziati della californiana San Diego School of Medicine, secondo la quale esisterebbe una correlazione tra i nostri attacchi di emicrania e alcune tipologie di microrganismi che si trovano in bocca e nell’intestino, i quali sarebbero in grado di ridurre i nitrati.

Lo studio, pubblicato su mSystem, rivista della Società Americana di Microbiologia e condotto analizzando batteri presenti in 172 campioni orali e 1996 campioni fecali, ha appurato che dei 38 milioni di americani che soffrono di emicrania un gran numero consumerebbe abitualmente nitrati, ossia sostanze naturalmente presenti in molti alimenti come le carni lavorate e i vegetali a foglia verde, nonché contenute in alcuni tipi di farmaci. A quanto pare taluni batteri, specialmente quelli presenti nel cavo orale, riuscirebbero a trasformare i nitrati in nitriti i quali, circolando nell’organismo attraverso il sangue, sotto determinate condizioni, possono essere convertiti in ossido nitrico che ha la capacità di migliorare il flusso sanguigno e dunque la salute cardiovascolare e per questo è presente in molti farmaci ad uso cardiaco; ma purtroppo circa il 90% di coloro che impiegano questi medicinali lamenta forti emicranie quali effetto collaterale.

«Alcuni batteri che riducono i nitrati sono stati trovati nella cavità orale – ha spiegato Embriette Hyde, responsabile dello studio – e pensiamo che siano vantaggiosi per la salute cardiovascolare, ma adesso abbiamo forse anche una correlazione con le emicranie. Il prossimo passo della ricerca sarà selezionare un campione più definito di pazienti, con diversi tipi di emicrania, misurare il livello di ossido nitrico presente nel loro organismo, in modo da avere così maggiori certezze in merito alla correlazione in oggetto».

FONTE: ilgiornale.it