Vi voglio raccontare una storia del periodo buio del virus… Il nostro studio è aperto per le urgenze, come disposto dell’ordine dei medici che ci consente e raccomanda di effettuare solo le urgenze, ma di farle, per evitare anche che in questo momento tragico i pronto soccorso vengano intasati da pazienti Odontoiatrici. Togliendo risorse ai medesimi, rischiando di diffondere l’infezione e soprattutto con scarso risultato perché i normali pronto soccorso non hanno reati di odonto, e nella nostra regione c’è uno solo odontoiatrico, aperto solo la mattina dei feriali…

C’è da dire che le precauzioni per quelli di noi che continuano ad effettuare le urgenze, sono ben codificate. Vanno dall’accurato triage telefonico, ovvero una precisa intervista che serve a capire se il paziente che si presenta ha sintomi o ha avuto contatti con il virus. Poi la precauzione importantissima di dare appuntamento in modo che in sala attesa ci sia sempre solo una persona alla volta per evitare contagio. Per non parlare poi di tutte le manovre igieniche preventive che servono a proteggere efficacemente gli operatori e pazienti. D’altronde noi siamo ben abituati, e ben allenati a prevenire infezioni crociate di pericolosità molto maggiore di quella del virus attuale. Io poi sono riuscito a reperire dei macchinari che sono in grado di decontaminare a fondo l’aria ambiente con dei filtri speciali, e-o immissione di ozono che è sostanza altamente sterilizzante. In sostanza ora i dentisti possono fare l’urgenza, anzi dovrebbero farle, lavorando quindi meno possibile per evitare la diffusione del virus, e rispettare il principio dell’isolamento. Cioè di fare le cure che non sono rimandabili.

Qualche giorno fa mi telefona un amico di mio figlio la cui moglie versava in un grave stato di sofferenza. A causa di un problema ad un dente del giudizio, che cresce male e crea una tasca gengivale con ristagno di batteri e residui, già sono 10 giorni che non riesce a aprire la bocca. Infatti queste grosse infiammazioni e infezioni dei denti di giudizio possono causare una complicazione molto temibile che si chiama Trisma. Ovvero la contrazione incoercibile dei muscoli della masticazione per lo sviluppo di un riflesso doloroso, con impossibilità ad aprire la bocca se non di pochi millimetri. Questa signora aveva già telefonato al suo dentista curante che però come la maggior parte dei colleghi in questo periodo ha preferito chiudere completamente lo studio. Questo dentista ha opportunamente prescritto delle iniezioni di un antibiotico molto potente per telefono.

Dopo 10 giorni di questa iniezioni, non si era sbloccato nulla e non c’era stato un miglioramento significativo. Questo perché la gengiva che sormonta il dente del giudizio che non è uscito, che non è cresciuto completamente spuntando correttamente, è sottoposta in questo caso ad un traumatismo continuo dovuto al dente corrispondente dell’arcata superiore. In altre parole la paziente mastica questa gengiva 1000 volte al giorno ovvero ogni volta che inghiotte, perché quando noi deglutiamo, serriamo i denti automaticamente. Qui è stato questo traumatismo continuo, Ininterrotto, ad impedire ogni miglioramento. Tuttavia al momento della visita, proprio la presenza del Trisma mi ha impedito di fare qualsiasi cura e perché il dente si intravedeva appena in quei pochi millimetri che la paziente riusciva ad aprire, giusto per capire finchè si trattava, ma il serramento impedì in quel momento qualsiasi tentativo da parte mia di intervenire. Ed anche di effettuare radiografie!! Oltretutto il dente del giudizio è sempre, come ovvio, molto in fondo, molto nascosto. A quel punto, non potendo fare nulla di operativo, mi è rimasto solo di intensificare la terapia farmacologica, raddoppiando la dose delle iniezioni di antibiotico, ma aggiungendo anche cortisone e un miorilassante oltre alla raccomandazione di fare igiene al massimo per quanto possibile e di fare impacchi di acqua calda e fredda alternati.

Ogni giorno che passava mi preoccupavo di informarmi sulle sue condizioni veramente drammatiche come potete immaginare. Ma due giorni fa c’è stato uno spostamento verso un peggioramento: infatti la paziente oltre a non avere beneficio sostanziale da queste terapie farmacologiche, ha iniziato ad avere difficoltà di deglutizione e impossibilità quindi a mangiare quel poco che riusciva a mangiare in questi giorni. Questo mi ha messo molto in allarme e la situazione cominciava a non essere più di mia pertinenza, ma ho pensato a questo punto ad un ricovero ospedaliero. Ho parlato con un mio caro amico, primario del reparto otorino. Infatti anche gli otorini sarebbero stati in grado, magari in anestesia generale, di fare qualcosa per questa paziente. Tuttavia molti ospedali adesso sono dedicati esclusivamente alle cure del virus, dei malati di sars-cov-2, e quindi ho dovuto consigliare loro di spostarsi ad una ventina di chilometri presso un ospedale importante che si occupa anche di malati non inerenti l’infezione da virus.

Una riflessione: molto meglio quindi, evitare di star male se possibile. Non è un buon momento per ammalarsi in effetti ! Ed infatti in quest’ospedale le hanno detto che contrariamente a quello che pensavamo, la paziente avrebbe dovuto rivolgersi ad un reparto di chirurgia maxillo-facciale, più specifico per un caso come il suo… Telefonando a questo reparto, il discorso è stato che non ci sarebbe potuto effettuare la visita in quel giorno, ma dopo tre giorni. Indubbiamente ora come ora tutta la sanità è veramente in grande difficoltà per poter curare pazienti di ogni tipo. Io mi sentivo veramente in difficoltà a gestire questa situazione e allora ho avuto la buona idea di chiedere consiglio ad altri colleghi in un forum in cui sono iscritto. In questo forum ci sono dentisti di gran valore da tutta Italia. Un mio vecchio amico di Milano, Marco, esperto anestesista mi ha suggerito una tecnica straordinaria con la quale si può effettuare un anestesia tronculare anche se il paziente non riesce ad aprire la bocca. Si chiama tecnica di Akinosi. Tramite questa anestesia, ci aspettavamo che la paziente potesse aprire la bocca e quindi finalmente si potesse avere accesso al dente per effettuare le cure che avrebbero risolto la situazione. C’è da notare qui che la rete come tutte le cose della vita ha ombre ma anche alte luci. Infatti questo suggerimento da parte di un collega specializzato in anestesia e rianimazione, di una tecnica che io non conoscevo, ha permesso poi il giorno successivo di eseguire proprio l’intervento giusto, e mininvasivo: con questa anestesia la paziente è riuscita ad aprire la bocca, e poi dopo è stato possibile intervenire sul dente risolvendo il grave stato di prostrazione di questa ragazza, esile , che è stata costretta ad imbottirsi di farmaci per tantissimo tempo senza risolvere la forte infezione in atto, che le ha impedito anche di alimentarsi correttamente. Inoltre possiamo dire anche che se fosse stata trattata in in ospedale, se fosse stato necessario ricovero, questa disavventura avrebbe potuto complicarsi per questo virus così contagioso più facilmente che presso il nostro studio. Per non parlare poi se le avessero effettuato un’anestesia totale…